La Legislazione del 1866-67 sulle Corporazioni Religiose. Il caso di Pausula

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Autore: Emanuela Sansoni

Prima edizione: 05/2009

Edizione corrente: 05/2009

EAN-ISBN: 9788890387517

Pagine: 112

Rilegatura: Filo refe

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo di copertina: 12,00 Euro

Collana: Storia Italiana, n.2

Argomento: Storia, Storia contemporanea, Storia italiana, Storia locale

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Descrizione
Il libro analizza dal punto di vista legislativo e sociale i turbolenti anni che seguirono la costituzione del nuovo Stato italiano.

Vengono prese in esame in particolar modo le disposizioni che riguardarono più da vicino il mondo religioso e che stabilirono, con la legge del 7 luglio 1866 e quella del 15 agosto 1867, la definitiva soppressione di molte congregazioni religiose, la conseguente cessione allo Stato di tutte le relative proprietà e la dispersione dei religiosi che vi vivevano.

Partendo dalla realtà nazionale italiana e passando attraverso la peculiarità marchigiana viene proposto il caso di Pausula (l'attuale Corridonia), una piccola città della provincia di Macerata in cui il passaggio epocale dal regime papalino a quello laico ebbe una forte ripercussione sui principali aspetti civili, sociali ed affettivi della vita dei suoi abitanti.


Indice
Introduzione

1. La Situazione delle Marche dall'Unità al 1867

2. La legislazione del Regno d'Italia dal 1860 al 1864

3. La legge n. 3036 del 7 luglio 1866

4. La legge n. 3848 del 15 agosto 1867

5. La situazione legislativa nella provincia di Macerata

6. Le conseguenze delle leggi di soppressione a Pausula

7. L'ordine dei minori conventuali

8. Le clarisse di San Giovanni Battista

9. L'ordine dei minori osservanti

10. L'ordine dei cappuccini

11. La reazione della Chiesa

Indice analitico

L'autrice


Note biografiche
Emauela Sansoni è nata a Velletri il 2 dicembre 1975.

sansoni10.jpgSi è laureata nel 2003 in Lingue e Letterature straniere moderne presso l'Università di Macerata, con una tesi in lingua e letteratura tedesca.

Dopo il periodo universitario ha compiuto un periodo di studi presso la Friedrich Universität di Jena.

Nel 2008 ha conseguito la Laurea in Lettere, laureandosi con una tesi in Storia delle Marche in età Contemporanea.

Attualmente vive e lavora a Corridonia.

È autrice del saggio L'attività delle Giunte e dei Consigli comunali a Macerata nel 1860-1861 in Macerata e l'Unità d'Italia (Codex, 2010).


Estratto
1. La Situazione delle Marche dall'Unità al 1867

La questione della soppressione delle corporazioni religiose suscitò numerosi ed accesi dibattiti che divisero tanto l'opinione pubblica quanto il Parlamento.

Da una parte si collocava chi in senso anticlericale voleva annullare il potere della Chiesa, dall'altra una visione più conciliatrice sosteneva la necessità di riconoscere al clero un'importanza reale all'interno della società italiana.

La storiografia degli ultimi trent'anni ha studiato queste due linee di pensiero dal punto di vista religioso, culturale, istituzionale e sociale riuscendo in questo modo ad offrire una chiara visione della situazione a livello nazionale.

Per quanto riguarda l'ambito marchigiano, le pubblicazioni hanno prediletto, nella trattazione, le tematiche preunitarie.

Come spesso accade, il clamore e in qualche modo il fascino della lotta armata hanno nascosto la reale portata del processo di integrazione della regione nell'Italia unita, processo che al momento della conquista militare, era ancora tutto da avviare.

Eppure, dopo le tante parole dedicate a quei pochi momenti di scontro tra l'esercito piemontese e quello pontificio, il silenzio.

Del periodo immediatamente successivo la battaglia di Castelfidardo, con cui le Marche furono annesse al Regno di Sardegna e poi a quello d'Italia, solo pochi hanno scritto.

Tra questi testi ce ne sono, però, alcuni che descrivono in maniera approfondita e sotto diversi punti di vista quel momento di fondamentale importanza che fu il periodo postunitario.

Uno dei primi autori che si sono interessati a questo periodo storico è Michele Polverari che, con il suo scritto "Lo stato liberale nelle Marche: il commissario Valerio" (1978), ha analizzato in maniera approfondita l'opera svolta da Lorenzo Valerio durante il 1861, anno in cui quegli si trovò per quattro mesi nelle Marche.

L'autore affronta, percorrendo in dettaglio le decisioni prese dal regio commissario inviato ad operare in nome di Vittorio Emanuele II, uno studio dell'economia, della società e delle istituzioni della regione, riuscendo a fotografare bene soprattutto quelli che furono i momenti immediatamente posteriori all'annessione.

Di taglio più documentaristico e supportato da un notevole studio d'archivio è il saggio di Francesco Avarucci (1979), "Documentazione archivistica sulla soppressione degli ordini religiosi in provincia di Macerata dopo l'annessione" contenuto nel volume "Aspetti della cultura e della società nel Maceratese dal 1860 al 1915": l'autore ha proposto vari dati statistici che hanno mostrato la portata del cambiamento successivo ai decreti eversivi.

Di quasi dieci anni dopo è l'intervento (1987) di Paola Magnarelli all'interno della collana Einaudi "Le regioni d'Italia", in cui l'attenzione è rivolta prevalentemente alla società marchigiana e alla svolta epocale che comportò per la regione il passaggio dallo Stato pontificio al Regno d'Italia.

Benché in questo testo le soppressioni siano pressoché accennate, esso risulta fondamentale per la comprensione degli aspetti sociali, economici e religiosi delle Marche in età liberale.

La sua lettura, quindi, è da ritenersi necessaria soprattutto per il formarsi di una visione d'insieme dell'ambiente su cui le leggi di soppressione andarono ad agire.

Preponderante per lo studio delle soppressioni a livello marchigiano è, invece, il testo del 1997 di Antonella Gioli: "Monumenti e oggetti d'arte nel Regno d'Italia: il patrimonio artistico degli enti religiosi soppressi tra riuso, tutela e dispersione; inventario dei beni delle corporazioni religiose".

In esso l'autrice prima rivisita il dibattito parlamentare che portò all'emanazione delle due leggi, poi sviluppa uno studio preciso e puntuale delle conseguenze che i provvedimenti ebbero soprattutto sui monumenti; il libro, infatti, più che un taglio storico-cronologico propone un'ampia visione architettonico-artistica, in cui risulta prevalente la trattazione dei grandi dissesti che le due disposizioni legislative provocarono.

In modo particolare l'autrice riflette sulla forte incertezza che si creò all'interno della regione per quanto riguarda la riorganizzazione delle proprietà degli ordini soppressi: indecisione che provocò spesso la perdita di opere d'arte di grande valore, nonché l'abbandono di imponenti edifici; il testo offre inoltre una visione delle vicende che colpirono i beni artistici ed architettonici, affidandosi a numerosi esempi che vanno a toccare moltissimi luoghi marchigiani.

Un altro scritto sicuramente importante è quello di Mauro Compagnucci, "Le conseguenze urbanistiche delle soppressioni civili degli ordini religiosi attuate nella provincia di Macerata nel corso del 19° secolo" (2002).

Qui l'attenzione è posta sull'attaccamento che la popolazione mostrava nei confronti dei sacerdoti; l'autore concentra la sua analisi su tutte le conseguenze civili e sociali che le leggi ebbero.

All'indagine sulle leggi e sulla società marchigiana mancava, a questo punto, uno studio che analizzasse in maniera approfondita la politica postunitaria della regione: mancanza supplita dal lavoro di Marco Severini Protagonisti e controfigure (2002), in cui viene scandagliata minuziosamente la storia politico-elettorale dell'Italia liberale, delineando le caratteristiche di fondo dei deputati e degli elettori marchigiani; la lettura di questa ampia ricerca risulta fondamentale anche per avere una visione che contestualizza le Marche nel più largo quadro nazionale.

Il periodo immediatamente successivo all'annessione d'Italia fu un momento di fondamentale importanza.

Una volta conquistati i territori, infatti, il nuovo Regno rimaneva ancora tutto da fare e organizzare.

Occorreva, innanzitutto, operare un modellamento delle diverse legislature allora vigenti sulla base di quella piemontese.

Ciò provocò un vero e proprio sconvolgimento nella vita di chi fino allora aveva vissuto la dominazione pontificia.

Un essenziale punto di discordia era rappresentato dalle disposizioni che riguardavano più da vicino il mondo religioso.

In tutta la regione la presenza del clero era infatti massiccia e costituiva un punto nevralgico della forza della Chiesa.

Le reazioni alle disposizioni legislative sull'asse ecclesiastico provocarono grandi dissensi.

Il caso di una piccola cittadina della provincia di Macerata, Pausula, dove l'influenza dei cattolici era stata tradizionalmente molto forte è un esempio particolarmente interessante per cercare di capire le vicende che colpirono gli ordini soppressi, nonché le reazioni degli abitanti, che con i religiosi avevano un legame intenso.

Un legame che, tra l'altro, rimase intatto nel tempo nonostante la loro scomparsa di certi ordini.

Tuttora alcuni luoghi della città vengono chiamati con i nomi degli antichi frati che vi abitavano.

Pausula entrò a far parte del Regno d'Italia in seguito al 18 settembre 1860. In quella giornata venne combattuta la battaglia di Castelfidardo, che vide la vittoria delle truppe piemontesi su quelle pontificie, con la successiva annessione tanto delle Marche quanto dell'Umbria al nuovo Stato di Vittorio Emanuele II.

In vista dell'imminente invasione delle due regioni centrali, il re aveva predisposto un esercito di 40.000 uomini, divisi in due tronconi.

Uno, condotto dal generale Enrico Cialdini, seguiva lungo l'Adriatico la via delle Romagne, per occupare le Marche; l'altro, guidato dal generale Manfredo Fanti, doveva arrivare in Umbria, passando attraverso gli Appennini.

Da parte sua, il papa aveva chiesto l'aiuto dei francesi, capitanati dal generale Lamoricière, che da Spoleto stava cercando di raggiungere Ancona, oltrepassando prima Tolentino e poi Macerata.

Lungo la strada, però, incontrò, a Castelfidardo, Cialdini, temibile nemico, decisamente meglio equipaggiato.

Lo scontro frontale av-venne presso la frazione Crocette.

Le forze papali, molto inferiori dal punto di vista numerico, non avevano molta speranza e se a questo si aggiungono una serie di errori di valutazione da parte del comandante francese l'esito della battaglia appariva scontato.

In poche ore le truppe del generale Cialdini costrinsero l'avversario ad una fuga frettolosa e disorganizzata verso Ancona.

Contemporaneamente, tutto questo permise al Fanti di marciare da Tolentino verso Macerata, dove entrò il 20 settembre dello stesso anno.

Intanto, due commissari, uno di Morrovalle, il conte Francesco Grisei, l'altro di Civitanova, il cavaliere Francesco Frisciotti, organizzarono un corpo di volontari, provenienti sia dal Maceratese che dall'Ascolano, che presero il nome di Cacciatori delle Marche.

Il loro compito era quello di sostenere al meglio l'esercito ufficiale e regolare, ostacolando le mosse di quello pontificio.

Quando il 18 settembre ricevettero la notizia della vittoria a Castelfidardo, si appostarono presso Cupramarittima, dove catturarono un gruppo di fuggiaschi appartenenti alle sconfitte truppe papaline.

Il Lamoricière, intanto, si era rifugiato, insieme ad una parte dei suoi uomini, in Ancona.

Qui tentò inutilmente di difendersi a tutti i costi, illudendosi di ricevere un aiuto dal proprio paese.

Ma i piemontesi ritenevano necessario conquistare la città il prima possibile.

L'assedio venne organizzato su due lati: via mare, con la flotta comandata dal vice ammiraglio Persano, e via terra, dal vittorioso Cialdini.

Anche questa volta la potenza dell'esercito rivale frantumò ogni aspettativa del Lamoricière, che ufficialmente si arrese il 29 settembre, consegnando la piazza e costituendosi prigioniero insieme a quel che rimaneva del suo presidio.

L'occupazione delle Marche era finalmente completata.

Pausula e le Marche passavano dal regime pontificio allo Stato laico e liberale ed entravano ufficialmente a far parte del nuovo Regno d'Italia proclamato ufficialmente a Torino il 17 marzo 1861.


Consigli di lettura
Il potere dei papi. Dall'età moderna a oggi (Laterza, 2010) di Rudolf Lill.


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