Autore: Andrea Pongetti
Prima edizione: 06/2009
Edizione corrente: 06/2009
EAN-ISBN: 9788890387531
Pagine: 114
Rilegatura: Filo refe
Dimensioni: 15x21 cm
Prezzo di copertina: 12,00 Euro
Collana: Storia Italiana, n.4
Argomento: Storia, Storia contemporanea, Storia italiana, Storia locale
Descrizione
Il XIX secolo fu segnato da numerose e drammatiche epidemie che colpirono un po' tutta Europa, Italia compresa.
Tra queste, quelle di colera furono senz'altro le più rilevanti non solo per l'impressionante tasso di mortalità mostrato, ma anche per l'interesse senza precedenti che suscitarono presso politici, amministratori, medici, intellettuali.
Questo libro analizza l'impatto sociale che il colera, malattia nuova e strettamente legata alle condizioni economiche ed igieniche della popolazione, ebbe sulla società italiana ottocentesca.
In particolare, l'attenzione è rivolta al caso specifico di Ancona, che poco dopo essere entrata a far parte del Regno d'Italia, tra il 1865 ed il 1867, fu vittima di una drammatica epidemia, la cui gravità risultò in evidente correlazione con le arretrate condizioni igieniche, sanitarie e culturali delle masse urbane nonché con le inadeguate risposte generalmente fornite dagli amministratori locali e dalla classe medica.
Indice
Introduzione
1. Gli studi sul colera in Italia
2. La lunga marcia del colera
2.1. Dal Gange all'Europa
2.2. L'epidemia del 1835-37 negli Stati italiani
3. Il colera "italiano" del 1865-67: la grave epidemia di Ancona
3.1. La città dopo l'Unità
3.2. Le condizioni sanitarie
3.3. L'epidemia del 1865
3.4. Il ritorno del colera nel 1866-67: una risposta diversa
3.5. La gente di fronte all'epidemia
3.6. Combattere la malattia: i soccorsi e il medico Girolamo Orsi
Appendice
Indice analitico
L'autore
Note biografiche
Andrea Pongetti (Senigallia, 1979) è membro del Comitato Provinciale di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.
Laureatosi in Storia presso l'Università degli Studi di Bologna (2006), lavora da circa tre anni come giornalista freelance presso testate on-line e cartacee, tra le quali "Il Resto del Carlino", occupandosi prevalentemente di cronaca e sport.
Da sempre appassionato di storia e cultura del territorio anconetano, ha collaborato al volume "Le Marche e la Grande Guerra (1915-1918)", pubblicato nel 2008, con il saggio "Giuseppe Chiostergi sul fronte francese".
Questo è il suo primo libro.
Estratto
1. Gli studi sul colera in Italia
Fin dalla sua prima comparsa in Italia, nel 1835, il colera ispirò una grande quantità di studi, a testimonianza dell'impatto che il morbo, nuovo, sconosciuto e misterioso, ebbe su ogni ceto e classe sociale.
Non si trattò infatti solamente di opere a carattere scientifico e divulgativo di medici e studiosi ma anche di una gran mole di trattati, memorie, diari, relazioni e saggi.
A distanza di anni, del colera si continua a parlare sotto diverse angolature, ed il tema è più che mai attuale.
Da questo punto di vista, anche gli storici non hanno mancato di porre attenzione al fenomeno e, soprattutto dagli anni ottanta del secolo appena trascorso, si sono segnalate opere rivelatesi utili a fornirne un quadro globale, di volta in volta ponendo in maggiore evidenza gli aspetti sociali, quelli politici, comportamentali, economici.
Tra i lavori di maggiore rilievo vi è "Le epidemie nella storia demografica italiana (secoli XIV-XIX)", volume realizzato da Lorenzo Del Panta nel 1980 che analizza l'influenza e l'impatto demografico delle gravi epidemie succedutesi sul territorio italiano a partire dal XIV secolo fino al XIX: un discorso in cui entra di conseguenza anche il colera, i cui dati statistici hanno il pregio di unificare quelli rilevati dagli "Annali" di Corradi, dalle opere del chirurgo toscano Pietro Betti e dalle indagini compiute dalla Direzione generale di statistica.
Del Panta, con approccio statistico-demografico, studia le crisi di mortalità derivanti dalle grandi epidemie: le molteplici difficoltà causate dalla frequente mancanza di dati annuali dei decessi e la presenza di altri inattendibili o contrastanti tra loro, nonché l'ampia schiera di variabili, comportano inevitabili semplificazioni ma il libro fornisce un quadro complessivo del fenomeno in campo nazionale.
L'autore cerca di legare gli aspetti sociali, politici, economici e biologici compiendo una ricerca principalmente quantitativa che permetta la rilevazione di dati il più possibile veritieri sull'impatto e le conseguenze delle malattie, influenzate dalle reazioni della gente e degli amministratori, dall'incidenza della crisi per classi di età, genere, gruppi di persone e ceti sociali, dalle differenze geografiche e dalla capacità di recupero dei soggetti sopravvissuti.
Coprono circa un ventennio invece i rilevanti contributi, specialmente per quanto riguarda l'analisi sociale del fenomeno colera, di Paolo Sorcinelli.
"Nuove epidemie antiche paure. Uomini e colera nell'Ottocento" e "Uomini ed epidemie nel primo Ottocento: comportamenti, reazioni e paure nello Stato pontificio" si concentrano specificatamente sulle epidemie di colera ottocentesche utilizzando principalmente fonti di archivi privati e parrocchiali in buona parte marchigiani, soprattutto delle province di Ancona e Pesaro.
Sorcinelli, storico sociale, pone la propria attenzione in primo luogo sulle reazioni popolari, analizzando gli atteggiamenti emotivi in presenza della malattia (in rapporto alla religione, alla morte, alle strategie familiari e ai comportamenti sessuali) e indagando l'ampia gamma di rimedi utilizzati dalle masse, urbane e rurali.
Dai suoi lavori emergono i dubbi, le paure, i gesti della gente, a volte incerti tra coraggio e spavento, altre ingovernabili, irrazionali, comunque tipici del porsi di fronte allo sconosciuto, al non spiegabile.
"Regimi alimentari, condizioni igieniche, epidemie nelle Marche dell'Ottocento", pur non trattando distintamente il colera ma in generale tutte le epidemie del XIX secolo marchigiano (febbri malariche, tubercolosi, difterite, tifo petecchiale, vaiolo, ecc.), si concentra maggiormente sulle cause delle malattie, evidenziando l'incidenza sulla mortalità complessiva delle masse urbane e rurali rispetto ai ceti abbienti del centro città e delle campagne.
Attraverso l'utilizzo di numerosi bollettini sanitari, Sorcinelli dimostra la maggiore rilevanza di alcune malattie epidemiche in taluni rioni rispetto ad altri, così come la mancanza in questi luoghi di adeguati impianti di fognatura ed acquedotti e l'insalubrità di cibi ed abitazioni: in tal modo collega mortalità epidemica e condizioni di vita e queste ultime al sistema economico in voga, basato su un ampio sfruttamento del lavoro operaio e contadino, con conseguenti gravi carenze dal punto di vista igienico ed alimentare.
L'obiettivo è, come dimostra ancora più chiaramente in "Miseria e malattie nel XIX secolo. I ceti popolari dell'Italia centrale fra tifo petecchiale e pellagra", evidenziare i danni patiti dalle masse urbane e rurali per effetto dell'aumento produttivo nell'agricoltura e del decollo industriale, criticando l'analisi storica precedente che raramente ha studiato le conseguenze sociali di tali cambiamenti tecnologici.
Quest'ottica ha il merito di porre attenzione sulle effettive conseguenze economiche pagate dalla popolazione in seguito allo sviluppo economico che, pur lento e ritardato, interessò anche il territorio marchigiano nel corso del XIX secolo.
Negli anni ottanta viene pubblicato il libro di Paolo Preto, "Epidemia, paura e politica nell'Italia moderna" che, compiendo un'analisi sociale dei comportamenti in tempo di epidemia ed utilizzando fonti che spaziano dai romanzi ai giornali, dai pamphlets agli atti, processi, archivi privati, giudiziari e parrocchiali etc., intravede nella paura (di complotti, di unzioni, di avvelenamenti, di morte) il legame conduttore delle invasioni epidemiche in Italia.
Preto così rileva come anche nell'Ottocento, nonostante l'influsso del pensiero illuminista settecentesco, il timore popolare del colera non fosse minore e più controllato rispetto a quello atavico, e assai studiato ancora oggi, della peste.
L'autore non solo fornisce un valido contributo allo studio delle reazioni popolari - muovendosi sulla scia dei lavori compiuti da Sorcinelli - ma indaga anche sui rapporti tra politica e malattia e su come durante le lotte risorgimentali, prima, e sotto il Regno d'Italia, poi, il terrore popolare per la diffusione del colera fosse strumentalizzato a fini politici.
Preto porta come testimonianza una miriade di esempi, citando fatti svoltisi principalmente nel Mezzogiorno (ma non solo) che videro coinvolti i gruppi conservatori e quelli liberali, senza dimenticare le strumentalizzazioni in funzione antisabauda da parte di resistenti borbonici all'indomani dell'Unità.
L'autore evidenzia la continuità di queste reazioni lungo tutto il secolo, rilevando una netta discrepanza tra i progressi nel campo della medicina ed i miglioramenti igienici e curativi compiuti, pur a lenti passi, nel corso dei decenni, e l'assenza di sostanziali variazioni nelle reazioni popolari, ancora dominate da convinzioni e pregiudizi secolari (come la credenza nel "colera veleno", usato secondo alcune frange popolari dai ricchi per sterminare le classi povere troppo accresciute di numero).
L'importante opera di Giorgio Cosmacini, "Storia della medicina e della sanità in Italia. Dalla peste europea alla guerra mondiale. 1348-1918", concentra la propria attenzione non tanto sulle reazioni popolari quanto sul percorso compiuto dalla medicina italiana e dalle sue strutture in rapporto sia al dispiegarsi delle malattie sia alle scoperte in campo internazionale.
Benché sia uno storico della medicina, l'autore non considera salute e malattia come eventi semplicemente biologici ma pure sociali.
Con una prospettiva che è la medesima di questo volume, Cosmacini ricorda che studiare una malattia non significa solo ricostruire le scoperte medico-scientifiche riferite ad essa ma anche osservare e spiegare le relazioni che la legano alla società, alla cultura del popolo, alle mentalità, alle tecnologie, alle istituzioni.
L'autore cerca, di conseguenza, di mediare tra opere troppo sbilanciate nell'analisi medico-biologica, col rischio di disgiungere la medicina dal resto della società come se ne fosse autonoma, e le interpretazioni che privilegiano esageratamente l'analisi economica-sociale di un'epidemia.
Specialmente nella sezione del volume riservata al colera, il libro di Cosmacini si rivela fondamentale per lo studio del lungo, e a tratti anche dialetticamente duro, dibattito nazionale tra scuole mediche ("epidemisti"-"contagionisti", "rosoriani"-"brownisti") e nell'attenzione al rivoluzionario processo che, pur lentamente, quantomeno in Italia, consentì nella seconda metà dell'Ottocento il passaggio da una medicina descrittiva e ancora influenzata da ingerenze spiritualiste e metafisiche ad una che cominciava a sposare con decisione il metodo sperimentale.
Gli ultimi anni hanno fatto registrare l'uscita di un nuovo importante contributo che si è dimostrato utile per aggiornare gli studi sul colera in campo nazionale.
Il libro di Eugenia Tognotti "Il mostro asiatico. Storia del colera in Italia" fornisce un quadro completo, anche statisticamente, delle sette pandemie di colera italiane succedutesi nel XIX secolo, inserendosi nel filone di indagine compiuto precedentemente da storici come Anna Lucia Forti Messina.
Attraverso l'analisi di un'ampia quantità di fonti (memorie, atti parlamentari, quadri statistici, documenti di sanità pubblica e ministeriali, trattati medici, etc.) e con attenzione particolare alla grave epidemia di Sassari del 1855, Tognotti riassume minuziosamente quasi cento anni di infezioni coleriche sul suolo nazionale, richiamando alla memoria il lungo viaggio compiuto dalla malattia dalla fuoriuscita dalle regioni indiane, nel 1817, fino all'epidemia del 1893, l'ultima a colpire l'Italia nell'Ottocento, anche se non l'ultima in assoluto (ve ne fu una localizzata anche nel 1910-11).
Inoltre si sofferma sul lungo dibattito medico-politico tra "epidemisti" e "contagionisti", che divise il mondo medico alla prima comparsa del morbo, e sui rimedi curativi utilizzati dalle due scuole, spesso in forte contrasto tra loro.
Ancora, Tognotti analizza le conseguenze economiche e sociali delle epidemie coleriche, tracciando una relazione tra le politiche commerciali e amministrative degli Stati preunitari prima, e dell'Italia poi, e le precauzioni prese in tempo di contagio; inoltre indaga - sulla scia dei lavori di Preto e Sorcinelli - la molteplicità di reazioni e comportamenti di massa.
L'autore, con un'impostazione qui condivisa, intravede nei primi anni del secondo Ottocento una timida svolta nella comprensione della malattia, sia da parte del mondo medico sia da parte dello Stato, che una volta unificato cercò, senza troppa convinzione, di arrestare con misure cautelative la continua diffusione delle diverse malattie epidemiche.
Su questo punto l'autrice insiste particolarmente, mettendo in risalto il ruolo di stimolo svolto dal colera ai fini di un dibattito sull'arretratezza igienica-sanitaria del paese, confronto da cui sarebbero emersi, soprattutto negli ultimi anni del secolo, importanti cambiamenti nell'organizzazione sanitaria nazionale.
Gli studi citati rappresentano solo una parte dei molteplici compiuti in Italia, ma appaiono come quelli più completi ed in grado di fornire un quadro il più possibile equilibrato e credibile sulle epidemie che colpirono la penisola.
Diverso è il giudizio per un'altra opera che negli anni ha contribuito notevolmente ad alimentare il dibattito storico, quella di William McNeill "La peste nella storia. Epidemie, morbi e contagio dall'antichità all'età contemporanea".
L'opera si propone di studiare ed approfondire l'influenza delle grandi epidemie sui più importanti eventi storici, mostrandone la capacità di deformarli ed incanalarli su binari imprevedibili.
Criticando con fermezza la carenza di attenzioni che gli storici hanno dedicato a tali tematiche, specialmente prima dell'Ottocento, McNeill inserisce il succedersi delle epidemie infettive nell'ambito dell'interpretazione dei fatti storici, spiegando col loro intervento (specie quando queste agivano su popolazioni prive di immunità e conseguentemente colpite da una mortalità più elevata) eventi del passato apparentemente non giustificabili.
Quella di McNeill sembra, come gli è stato più volte rimproverato, una storia del «microbo senza l'uomo», in cui i flagelli epidemici appaiono determinare fin troppo eventi storici antichi e recenti, senza che l'autore riesca poi a fornire prove che vadano oltre semplici congetture, più volte forzate.
Si tratta, tuttavia, proprio per questi aspetti, nonché per uno studio che ha come oggetto la storia della malattia in buona parte dell'Europa, di un'opera rivoluzionaria e che in tal senso ha avuto il merito di fare uscire il dibattito attorno al colera dai binari localistici.
Al di là di pregi, critiche ed imprecisioni, la discreta quantità di studi apparsi negli ultimi anni dimostra come il colera, pur essendo una malattia ormai scomparsa da decenni nei paesi sviluppati, continui ancora a raccogliere interesse fra storici e studiosi di varia formazione, con pubblicazioni che analizzano il fenomeno dando rilievo di volta in volta ad aspetti diversi o cercando, come nel caso del lavoro di Tognotti, di fornire un'interpretazione il più possibile completa ed approfondita, anche a livello statistico.
In questo quadro intende inserirsi questo contributo che ha l'obiettivo di studiare, specificatamente per il caso di Ancona, i vari aspetti della malattia, con una netta rilevanza comunque, rispetto a quelli biologici, per quelli economici, comportamentali, emotivi, in modo da comprendere attraverso la conoscenza dell'epidemia anconetana alcune caratteristiche della società cittadina dell'epoca.
Consigli di lettura
Il mostro asiatico. Storia del colera in Italia (Laterza, 2000) di Eugenia Tognotti.
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Società e colera nell'Italia del XIX secolo. L'epidemia di Ancona del 1865-67 di Andrea Pongetti, Edizioni Codex, 12,00 Euro
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