Alimentazione. Sicurezza, accesso, qualità, culture

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Raccolta delle esperienze condivise nel corso del "Seminario Interdisciplinare Interfacoltà Interuniversitario" SIII 2008

9788890387555.jpgAutori: Ivan Bargna, Stefano Bocchi, Emanuele Cassarino, G. Matteo Crovetto, Cristiana Fiamingo, Eriberto Eulisse, Jolanda Guardi, Elisabetta Nigris, Mariangela Querin, Simone Sala, Guido Sali

Curatori: Stefano Bocchi, Cristiana Fiamingo

Prima edizione: 04/2010

Edizione corrente: 04/2010

EAN-ISBN: 9788890387555

Pagine: 223

Illustrazioni: 21

Rilegatura: Filo refe

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo di copertina: 18,00 Euro

Collana: Documentazione, n.1

Argomento: Agronomia, Alimentazione, Antropologia, Economia, Economia internazionale, Etnologia, Politica internazionale, Storia, Storia africana, Storia economica, Zootecnia

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Descrizione
Il «SIII» è un progetto di collaborazione fra accademici e operatori di organizzazioni di volontariato finalizzato alla ricerca e all'offerta alla Cittadinanza di risposte circa la sostenibilità del Pianeta Terra.

Nell'edizione 2008, questa comunità ha voluto interrogarsi e dibattere coi propri interlocutori sull'impegno "Feeding the Planet: Energy for Life", che la città di Milano ha assunto quale tema vincendo la candidatura ad Expo 2015.

Nel confrontarsi con la Cittadinanza, docenti, studiosi, operatori di onlus hanno offerto metodologie, esperienze, visionari progetti di cooperazione e possibili direttrici formative che proseguono in queste pagine: si pensa possano essere questi gli strumenti che la Città potrà condividere al fine di giungere all'appuntamento internazionale di Expo, non tanto offrendo una scintillante vetrina, quanto un laboratorio di idee, congeniale e coerente rispetto alla pregnanza del tema e alle aspettative dei suoi ospiti.

Solo così Città e Cittadinanza dimostreranno d'aver compreso appieno le proprie responsabilità nei confronti delle Nazioni che ne hanno sostenuta la candidatura: Nazioni che in molti continenti faticano a veder soddisfatte per i loro Popoli le condizioni stesse che delineano e definiscono gli obiettivi internazionali quale, entro quello stesso 2015, la sconfitta della povertà.

Obiettivi tanto basilari quanto rivelatisi, di fatto, ambiziosi su scala globale: negli stessi giorni in cui si svolgevano seminari e dibattiti del SIII sul diritto alla sicurezza alimentare e sul diritto alla sovranità alimentare, in molte città del mondo addirittura il diritto al pane per tutti veniva rivendicato e difeso con la violenza.


Indice
Prefazione

Parte I Food security, tra definizioni e misurazioni

Stefano Bocchi
Sicurezza alimentare, ambientale e sovranità alimentare: evoluzione concettuale
  - Evoluzione del concetto di food security
  - La seconda modifica del concetto di food security
  - Food security: per una definizione condivisa

Parte II Soluzioni teorico-pratiche a problematiche inerenti la food security nel contesto globale

Guido Sali
Agricoltura, commercio e sovranità alimentare. Una sintesi impossibile?
  - Agricoltura e commercio internazionale
  - Il caso del cotone
  - Conclusioni

G. Matteo Crovetto
Zootecnia e Paesi in via di sviluppo
  - Progetti "sostenibili"
  - L'Extension Service
  - Il microcredito

Simone Sala
Informatica e Comunicazione per la sicurezza alimentare: tendenze e lavori in corso
  - Sicurezza alimentare: una definizione
  - Informazione e Comunicazione per la sicurezza alimentare
  - Applicazioni informatiche per la sicurezza alimentare
  - Informatica e sicurezza alimentare nei Paesi in via di sviluppo: casi concreti
    -- VERCON: una rete di conoscenza virtuale
    -- Agravista: un sistema online di accesso al mercato
    -- Il caso del CARDI: supporto a produzione e distribuzione di prodotti alimentari giamaicani con le TIC
   -- Progetto CELAC: supporto al decision-making locale
  - Conclusione
  - Sitografia

Cristiana Fiamingo
Accesso al cibo e accesso alla terra in Africa subsahariana
  - Tempi di crisi
  - Africa fra agenda "sviluppista", agenda "redistributiva" e sviluppo bottom-up
  - Livelihood e terra in Africa subsahariana
  - Il "mercato" della terra in Tanzania
  - La terra negata in Namibia

Eriberto Eulisse
Cultura dell'acqua: un nuovo paradigma di sviluppo
  . Da una cultura dell'acqua come risorsa illimitata al recupero dei saperi tradizionali per un nuovo paradigma di sviluppo

Emanuele Cassarino
Livelihood Bank Experimental Programme
  - Il quadro teorico
  - Il programma
  - The Livelihood Bank Association

Parte III Culture del cibo tra prospettive antropologiche ed educative

Ivan Bargna
Vi mangereste Bambi? Riflessioni antropologiche sull'alimentazione
  - Un onnivoro dai gusti ristretti
  - Il cibo, la vita e la morte
  - Dalla carne viva alla bistecca
  - Relazioni fra umani e animali oltre l'opposizione natura-cultura
  - I confini del commestibile
  - Minacciati dalle mucche pazze
  - Soglia del disgusto e senso della responsabilità
  - La cultura del cibo tra stabilità e mutamento

Elisabetta Nigris
Il rapporto col cibo fra cultura ed educazione
  - Introduzione

Mariangela Querin
Cibo, storia e sviluppo
  - Il cibo e lo sviluppo

Jolanda Guardi
Il mondo arabo: tradizione e flessibilità

Bibliografia generale

Gli autori

I collaboratori


Note biografiche
Ivan Bargna, docente di Etnoestetica ed Etnologia, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Milano Bicocca.


Stefano Bocchi, docente di Agronomia, Sistemi Colturali, Coltivazioni Erbacee, Alpicoltura; Direttore del laboratorio di Geomatica per l'Agricoltura e l'Ambiente (GeoLab), Facoltà di Agraria, Università degli Studi, Milano.


Emanuele Cassarino, docente a contratto di Antropologia dello Sviluppo, Università La Sapienza, Roma.


G. Matteo Crovetto, docente di Alimentazione Animale, Facoltà di Agraria Università degli Studi, Milano.


Eriberto Eulisse, direttore del Centro Internazionale Civiltà dell'Acqua.


Cristiana Fiamingo, docente di Storia e Istituzioni dell'Africa, Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi, Milano.


Jolanda Guardi, docente a contratto di Lingua Araba, Polo Interfacoltà Mediazione Linguistica e Culturale, Università degli Studi, Milano.


Elisabetta Nigris, docente di Didattica Generale, Facoltà di Scienze della Formazione, Università di Milano Bicocca.


Mariangela Querin, responsabile del settore Educazione, Celimondo - Celim sede di Milano.


Simone Sala, dottorando del GeoLab - Dipartimento di Produzione Vegetale della Facoltà di Agraria dell'Università degli Studi, Milano, collabora con la FAO e col Center for International Conflict Resolution (CICR) della Columbia University di New York.
Guido Sali, docente di Economia Agraria, Facoltà di Agraria, Università degli Studi, Milano.


Estratto
Sicurezza alimentare, ambientale e sovranità alimentare: evoluzione concettuale

Evoluzione del concetto di food security
L'aumento della popolazione, una equa distribuzione delle ricchezze e la disponibilità di cibo e beni di prima necessità sufficienti a garantire uno stile di vita adeguato per tutti sono oggi problematiche di crescente importanza.

I tre temi sono legati ai modelli di gestione delle risorse naturali, sia rinnovabili sia non rinnovabili, che in molte aree del pianeta diventano limitanti lo sviluppo umano, tanto da costringere le popolazioni a competere per il controllo delle stesse o a migrare.

Tutto ciò si inquadra negli studi di food and environmental security (la traduzione diretta porta a parlare di sicurezza alimentare e ambientale: queste espressioni vengono chiarite nel corso di questo scritto), campo di analisi intersettoriale e interdisciplinare di elevata complessità.

Le circa duecento diverse definizioni che oggi si trovano in letteratura dell'espressione food security testimoniano la natura ampia e complessa del problema della produzione, accesso e fruizione alimentare.

Il concetto di food security definito al termine della World Food Conference del 1974 ha subito, nel corso di questi ultimi venticinque anni, tre grandi cambiamenti:

i) dalla iniziale prospettiva globale e nazionale a quella famigliare ed individuale;

ii) dalla visione in cui il cibo è primario e assoluto a quella allargata ad un insieme strutturato e organico di mezzi di sussistenza, e

iii) da una prospettiva oggettiva ad una soggettiva.

La World Food Conference del 1974 nacque principalmente come conseguenza dello shock provocato sia dal brusco aumento dei prezzi registrato nei due anni precedenti, sia dalla profonda paura che il sistema alimentare mondiale rischiasse di andare fuori controllo.

Infatti, il rapporto finale focalizza l'attenzione sulle riserve alimentari (scorte), sui prezzi e sul bisogno di assicurare un sistema globale con minori rischi a scala nazionale.

La prima definizione che affronta chiaramente questi aspetti individua nella food security la "disponibilità in ogni momento di adeguate riserve mondiali di prodotti alimentari di base... per sostenere una rapida espansione del consumo di cibo... e per arginare le fluttuazioni nella produzione e nei prezzi del cibo." (UN 1975)

Con il passaggio logico successivo, voluto dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), si semplificò ulteriormente il quadro analitico e si considerò l'insieme dei cereali la base alimentare valida in tutto il mondo e, con la Compensatory Financing Facility, incontrastato strumento di misura della food security o indicatore da utilizzare nel caso di intervento di aiuto per i paesi che si fossero trovati in difficoltà alimentari.

Il premio Nobel, Amartya Sen, ispirandosi e rielaborando studi precedenti di Joy, Levinson, Berg e Keilman degli anni '70 spostò il baricentro dell'analisi del problema dalla presenza delle scorte nazionali all'accesso al cibo: egli sottolineò il fatto che la presenza di sufficienti scorte Statali non eliminava certo il problema della fame, che poteva persistere in ampi strati della popolazione cui era negato, per ragioni socio-economiche, l'accesso.

Sen precisò il problema dell'accesso con i suoi studi dedicati al cosiddetto, food entitlement, ossia "diritto garantito al cibo", e dimostrò la sua rilevanza anche, o soprattutto, nelle situazioni di carestia.

Dagli anni '80 è diventato più comune definire la food security non tanto come produzione di derrate alimentari (food supply) o presenza di alimenti in forma di scorte, ma innanzitutto un problema di accesso al cibo, da considerare sia nelle analisi interne ai singoli Stati, sia nei programmi di intervento e aiuto internazionale.

Il concetto quindi, con queste nuove vesti, si colloca al centro di dibattiti internazionali proposti dalla FAO nel 1983, nelle Dichiarazioni di Bellagio e del Cairo del 1989, nella Conferenza Internazionale della Nutrizione nel 1992 (FAO/WHO, 1992). In tutti questi incontri, l'accesso venne indicato non come un carattere tra gli altri, ma il principale che definisce la food security.

Le più attuali definizioni di sicurezza alimentare, pur riconoscendo i complessi collegamenti tra l'individuo, la famiglia, la comunità, la nazione e l'economia internazionale, si fondano sul diritto individuale.

Così, una delle più citate definizioni di food security, tratta da uno studio della World Bank (1986) recita: "La food security è l'accesso da parte di tutte le persone, in ogni momento della propria esistenza, ad una quantità di cibo sufficiente per condurre una vita attiva e salutare."

Quindi, non solo cibo per la sopravvivenza, ma per un'attiva partecipazione alla società: questa definizione riformula, inquadrandola in modo completamente diverso, quella proposta dieci anni prima dalla World Food Conference.

Nascono, su questi aspetti, scuole di pensiero diverse.

Da una parte si ritiene corretto analizzare il tema a livello di singolo individuo, dall'altra viene proposto il concetto di Household Food Security (HFS) che sottolinea la necessità di prendere in esame il nucleo famigliare, la famiglia come unità di analisi per la Sicurezza Alimentare.

Il concetto di Sicurezza Alimentare Famigliare viene arricchito da numerosi studi che prendono in esame i temi riguardanti gli aspetti intrafamigliari, la nutrizione e i generi di sussistenza, la sostenibilità, la resilienza e la stabilità, la percezione e accettabilità culturale, l'efficienza e l'efficacia degli interventi e i diritti umani.

Oshaug nell'ambito di studi di resilienza afferma che "una società che può dirsi in un buono stato di Sicurezza Alimentare, non è solamente una società che ha raggiunto una buona struttura del sistema alimentare, ma che ha anche sviluppato meccanismi interni che consentono di mantenere questo assetto in caso di crisi inaspettate."

Il Paese con elevata resilienza alimentare riesce così a sottrarsi ai perversi meccanismi degli aiuti alimentari che, non risolvendo alla radice il problema degli squilibri distributivi delle ricchezze, possono altresì provocare squilibri del mercato interno al paese aiutato.

La mappa qui riportata è stata pubblicata dalla FAO (2006 a.): distingue i Paesi con mancanza di accesso al cibo (colore verde) con situazioni di grave insicurezza alimentare localizzata (colore rosso) e aree con produzioni inadeguate (giallo).

Con la pubblicazione, altresì, dei dati riportati nelle figure 2 e 3 che riguardano gli ultimi trentacinque anni di programmi di aiuto internazionale, la FAO denuncia un fatto grave: gli aiuti alimentari non sono correlati tanto ai bisogni locali delle popolazioni in difficoltà, quanto ai prezzi internazionali dei cereali ed agli interessi dei donatori.

Quando i prezzi internazionali dei cereali aumentano, gli aiuti diminuiscono, quando i mercati tendono a flettere, gli aiuti aumentano.

Studiando meglio il concetto di resilienza applicato al gruppo famigliare si sono distinte tre condizioni:

1) gli enduring households o famiglie resistenti, quelle che mantengono la sicurezza alimentare del nucleo ad un continuo livello base;

2) resilient households o famiglie resilienti che risentono degli shock, ma che si ristabiliscono velocemente;

3) fragile households, nuclei famigliari fragili, che aumentano sempre di più lo stato di insicurezza in seguito a shock.

Il nucleo famigliare risponde alle crisi alimentari secondo una scala di decisioni e un crescente impegno di risorse domestiche, adottando anche una strategia di riduzioni e rinunce all'uso delle risorse, fino a forme di migrazione temporanea o emigrazione permanente, così come schematizzato nella figura sotto riportata.


La seconda modifica del concetto di food security
Il passaggio da una prospettiva ristretta e focalizzata esclusivamente sul cibo/necessità primaria, ad una visione allargata che include i mezzi di sussistenza - si sviluppò in modo chiaro dopo il 1985, a seguito della carestia in Africa degli anni 1984 e 1985.

Il cibo era sentito come un bisogno primario, in modo esclusivo, come formulato da Hopkins: "La food security è come un bisogno fondamentale, di base a tutti i bisogni umani ed alla organizzazione della vita sociale.

L'accesso ai nutrienti necessari è fondamentale, non solo per la vita in se stessa, ma anche per stabilire un durevole ordine sociale." (Hopkins, 1986)

Solo successivamente si chiarisce a livello internazionale che il cibo, specialmente nel breve periodo, è solo uno degli obiettivi che le persone perseguono e può anche non essere collocato al vertice delle priorità personali.

Ad esempio, si osservò che durante la carestia del Darfur del 1984/85, le persone sceglievano di affrontare la fame e periodi di sofferenza, pur di preservare i principali mezzi per la sussistenza futura: si riportava come fossero disposte a sopportare diversi livelli di fame, pur di salvare i semi (la seed security assunse in questi casi una maggiore importanza rispetto alla food security) per coltivare i loro campi e evitare di vendere gli animali.

Anche la storia europea offre esempi di rinuncia al cibo e di sopportazione della fame in vista della difesa, anche estrema, di valori personali più alti.

Durante l'ultima guerra, Leningrado sopravvisse all'assedio al di là di ogni limite.

L'assedio alla città da parte dell'esercito tedesco, che durò 900 giorni fino al 27 gennaio 1944, provocò più di 500.000 morti su due milioni e mezzo di abitanti.

La fame diffusa venne affrontata seminando e coltivando in città, ove possibile, quanto di commestibile potesse essere prodotto in poco tempo.

A Leningrado era collocato il famoso All-Union Institute of Plant Industry, fondato da Vavilov, che raccoglieva una eccezionalmente ricca banca dei semi, terza al mondo con oltre 200.000 tipi catalogati e conservati di specie agrarie.

Numerosi scienziati dell'Istituto, assistenti di Vavilov, morirono di fame, ma nessuno di loro pensò di mangiare la collezione dei semi di grano e le patate che erano stati affidati all'Istituto: la diversità genetica, eredità e bene comune di tutta l'umanità, doveva essere rispettata.


Food security: per una definizione condivisa
Il terzo passaggio evolutivo del concetto, che riguarda le metodiche di rilievo, misura o monitoraggio della food security, è avvenuto con l'abbandono di indicatori oggettivi a favore degli aspetti più soggettivi e individuali.

In letteratura c'è stata, per lungo tempo, la distinzione tra "la condizione di privazione", riferita ad uno stato oggettivo, e "il sentimento di privazione", relativo al soggetto.

L'approccio convenzionale alla sicurezza alimentare si è basato su misurazioni oggettive come, ad esempio, alcuni prestabiliti livelli di consumo come il consumo di meno dell'80% della media richiesta di assunzione di calorie giornaliere.

Queste definizioni, tuttavia, formulate con tale approccio oggettivo e apparentemente preciso, presentano dei problemi. Il concetto di adeguatezza nutrizionale è problematico in se stesso: la richiesta nutrizionale è funzione individuale dell'età, dello stato di salute, del peso corporeo, del tipo di attività lavorativa, dell'ambiente frequentato, del comportamento.

La stima delle calorie richieste per la media degli adulti e dei bambini è soggetta a costante revisione e le strategie di adattamento individuali e collettive complicano il calcolo.

Pacey e Payne nel 1985 affermano che tutte le stime di richieste nutrizionali devono essere trattate come un giudizio di valore: "È escluso il concetto di un "optimum" dello stato di benessere nutrizionale, il raggiungimento del quale potrebbe essere il criterio per un livello richiesto.

Qualsiasi visione di desiderabile o ottima as-sunzione nutrizionale per gli individui o gruppi può essere solo un giudizio di valore." (Pacey and Payne, 1985)

Un secondo problema, fatto notare negli anni '80 dagli analisti, era dovuto alla completa mancanza degli aspetti qualitativi, che per l'appunto erano omessi dal tipo di misurazioni quantitative. In molti studi, l'adeguatezza nutrizionale era solo condizione necessaria, ma non sufficiente per la sicurezza alimentare.

Si considerava l'aspetto della coerenza del cibo disponibile con le abitudini alimentari locali, inquadrandolo all'interno di tutto quanto riguardasse l'accettazione culturale e la dignità umana e l'autonomia e l'autodeterminazione.

Esaminando la dimensione soggettiva della sicurezza alimentare, Maxwell la definì in modo più ampio: "Un paese e delle persone sono sicure dal punto di vista alimentare quando il loro sistema alimentare opera in un modo tale da rimuovere la paura che non ci sarà abbastanza da mangiare.

In particolare, la sicurezza alimentare sarà raggiunta quando i poveri ed i vulnerabili, soprattutto donne e bambini e quelli che vivono in aree marginali, avranno un sicuro accesso al cibo che loro vogliono." (Maxwell et a., 2008)

In tempi più recenti, nel corso del XXX Congresso, la FAO ha proposto la seguente definizione: "La condizione di food security viene raggiunta quando tutte le persone hanno accesso fisico, sociale ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente, che incontri le loro necessità nutrizionali e le loro preferenze, tanto da permettergli di condurre una vita attiva e sana." (FAO 1996)

Per assicurare stabilità a questo accesso si rende necessaria una adeguata e sostenibile gestione delle risorse naturali come suolo, acqua, aria e vegetazione, oltre che dei beni immateriali come i saperi agronomici, necessari per un compatibile sfruttamento degli stessi.

È in quest'ottica che appare necessario integrare l'analisi in una visione sistemica e allargata ai concetti di environmental security degli agroecosistemi e salvaguardia della agrobiodiversità.

La food security è strettamente correlata con il degrado del suolo e l'inquinamento delle acque. La perdita di produzione a causa del degrado del suolo è stimata essere circa il 5%.

M.A.Stocking (2003) sostiene che il cambiamento nella qualità delle risorse naturali è un punto determinante della crescente vulnerabilità delle popolazioni alla food insecurity e definisce quella che è "la qualità del suolo" come la capacità di un suolo di sostenere la produttività biologica, di mantenere la qualità ambientale e di promuovere il benessere di piante, animali e umani all'interno di un ecosistema; tale concetto differisce dal tradizionale approccio tecnico che si focalizza solamente sulle funzioni produttive.

Il declino nella produzione di cibo è imputabile a diverse cause tra cui, in primis, l'eccessiva sottrazione dei nutrienti da parte delle colture senza un loro adeguato ripristino.

L'erosione del suolo viene considerata uno dei più seri problemi ambientali nel mondo e indirettamente causa di food insecurity.

La food security viene oggi strettamente correlata alle generali condizioni di convivenza; ovunque un ambiente stabile e pacifico è condizione necessaria fondamentale per l'ottenimento e il mantenimento della sicurezza alimentare (World Food Summit Plan Action, 1996).

In numerosi paesi ad economica agricola sono recentemente scoppiate quelle che sono state definite le ecowars, vale a dire "Guerre per controllo delle risorse ambientali" come quelle scoppiate in Eritrea, Etiopia, Congo, Afghanistan, Haiti, Messi-co, Kashmir, Sudan.

Emergono quindi nuovi concetti che richiedono una analisi globale del sistema Paese ed una capacità di effettuare salti di scala, dal globale all'individuale.

In sintesi sembra possibile ricondurre l'analisi ai quattro concetti-chiave impliciti nella nozione di "sicuro accesso" a quantità sufficienti di cibo in ogni momento, concetti riconducibili ad aree di indagine disciplinare particolari:

• la sufficienza di cibo (food supply, quella presa in considerazione particolare dalle scienze agronomiche), indicata sostanzialmente come calorie necessarie per condurre una vita attiva e sana (scienze e tecnologie alimentari, nutrizionali, salute e benessere, pedagogia, educazione ali-mentare);

• accesso al cibo, definito come diritto a produrre, vendere, acquistare, consumare, scambiare o ricevere come dono (aspetti socio-economici, antropologici, politici, di co-municazione);

• sicurezza intesa come equilibrio tra vulnerabilità, rischio e certezza (alimentazione, strutture sociali-ambientali, modelli di sviluppo e di consumo);

• tempo nel quale la food insecurity può essere cronica, transitoria o ciclica.

Verso la fine degli anni '90 sono stati proposti e discussi altri concetti e termini che si possono sintetizzare nell'espressione Sovranità alimentare/food sovereignty (Dichiarazione di Via Campesina al World Food Summit, Roma, 1996).

Con Via Campesina, organizzazione che raccoglie agricoltori, contadini e rappresentanti di popolazioni indigene di numerose aree agricole del mondo, si sottolinea fortemente la necessità di discutere e promuovere alternative valide alle politiche neoliberali spesso sottese a quelle internazionali di food security elaborate in ambiti ristretti, per fare invece emergere l'esigenza delle popolazioni indigene di comprendere, promuovere e valorizzare le realtà locali.

Vengono messi in discussione non tanto o non solo i concetti legati alla food security, quanto i sistemi e le metodiche di attuazione delle politiche di aiuto nei confronti delle aree agricole in difficoltà e in particolare gli interventi di aiuto alimentare che, di fatto, creano condizioni di dipendenza delle persone nei confronti degli import agricoli.

Come per la food security anche il concetto di food sovereignty ha avuto un processo evolutivo assumendo differenti definizioni.

Secondo Via Campesina (1996) la food sovereignty è il diritto di ogni nazione a mantenere e a sviluppare la propria capacità di produrre gli alimenti di base rispettando la diversità colturale e produttiva, ciascuno ha il diritto di produrre il proprio cibo nel proprio territorio.

La sovranità alimentare viene vista come precondizione per un'autentica sicurezza alimentare.

Per il People's Food Sovereignty Network (2002) la sovranità alimentare è il diritto delle persone

a) di scegliere il cibo e di impostare la propria agricoltura, di proteggere e regolare le produzioni agricole domestiche e il commercio, in modo da raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile;

b) di determinare il grado di autonomia e di autosufficienza;

c) di ridurre i prodotti sotto costo sui propri mercati (dumping) e di fornire alle comunità basate sulla pesca e sull'acquacoltura la priorità nella gestione e nell'uso dei diritti sulle risorse idriche.

È stata quindi proposta una seconda definizione di sovranità alimentare come il diritto delle comunità e dei paesi di produrre per le proprie necessità, determinare i propri metodi di coltivazione e le politiche alimentari e decidere cosa importare ed esportare.


Consigli di lettura
Il cibo come cultura (Laterza, 2007) di Massimo Montanari.

Alimentazione, cultura e società (Il Mulino, 2008) di Jean-Pierre Poulain.


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