Miss Montecitorio non rinuncia alla maternità

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L'attività parlamentare di Maria Pucci (1948-1950)

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Autore: Eleonora Marsili

Prima edizione: 01/2011

Edizione corrente: 01/2011

EAN-ISBN: 9788890387593

Pagine: 121

Rilegatura: Filo refe

Dimensioni: 15x21 cm

Prezzo
Libro: 13,00 Euro
Versione digitale ePub: 4,30 Euro
Versione digitale Pdf: 4,30 Euro

Collana: Storia Italiana, n.8

Argomento: Storia, Storia contemporanea, Storia italiana, Storia locale

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Descrizione
Il libro vuole analizzare la carriera politica di Maria Pucci che, nonostante sia terminata anticipatamente nel 1950, ha rappresentato una fase importante della storia nazionale, ma soprattutto locale.

Partendo dallo studio della sua vita, caratterizzata nel periodo della giovinezza dal secondo conflitto mondiale, dallo sfollamento e dalla fuga nel paesino marchigiano di Madonna del Piano, si è passati ad indagare la sua formazione politica iniziata tra le file della Democrazia cristiana, per poi arrivare alla nomina di primo consigliere donna nel Comune di Macerata e di deputato del Parlamento nel corso della prima Legislatura repubblicana.

Maria Pucci è divenuta quindi emblema della donna che in quegli anni si batteva per la rivendicazione dei propri diritti e portavoce di ideali quali la sincerità, l'onestà e la coerenza, visibili soprattutto nella sua scelta coraggiosa ed umana di interrompere la carriera politica per non rinunciare alla maternità.


Indice
Una donna d'altri tempi

Introduzione

PARTE PRIMA
Un'insegnante ed una donna nel secondo dopoguerra

Origini, formazione e professione

1943-1946: gli anni dello sfollamento e la fuga a Madonna del Piano

1946-1950: la carriera politica

1950: dimissioni

Il contesto marchigiano e maceratese

PARTE SECONDA
La carriera politica di Maria Pucci

I Consigli comunali di Macerata dal 1946 al 1948

L'attività parlamentare (1948-1950)

Giugno 1996: la memoria di Maria Pucci

Intervista a Francesca Pucci Pertusi, sorella minore di Maria.

Indice dei nomi

L'autrice


Note biografiche
marsili.jpgEleonora Marsili è membro del Comitato di Ancona dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano.

Dopo aver frequentato il corso di laurea magistrale in Letteratura e Filologia dal Medioevo all'età contemporanea presso la facoltà di Lettere e Filosofia di Macerata, si è laureata con una tesi specialistica in Storia delle Marche in età contemporanea.

È autrice del saggio Le carriere dei notabili in Le Marche e l'Unità d'Italia (Codex, 2010).


Estratto
Origini, formazione e professione

Maria Pucci nacque il 23 aprile 1919 a Catanzaro da Eduardo e Pia Marcolini.

Il padre, originario di Nicastro, si era trasferito nel capoluogo calabrese per motivi lavorativi in quanto geometra del Comune.

Successivamente Eduardo trovò un impiego al telegrafo che lo portava a spostarsi continuamente da una città all'altra, apprezzando in particolar modo, durante questi trasferimenti, la città di Bologna.

A Catanzaro però conobbe la signora Pia, futura madre di Maria, nata a Roma, ma originaria di una famiglia marchigiana, rimasta successivamente orfana sia di madre che di padre e che, per questo motivo, aveva seguito la sorella maggiore, trasferitasi a Catanzaro dove aveva ottenuto un posto da insegnante.

I genitori di Maria si sposarono molto presto nonostante i loro rapporti fossero più «alla finestra»: si conoscevano tutto som-mato pochissimo e da questa loro unione nacquero nel 1917 Ippolito e nel 1919 Maria.

Con lo scoppio della prima guerra mondiale il padre di Maria ottenne compiti molto importanti, come ad Udine, ma successivamente decise di lasciare Catanzaro, in quanto come città cominciava a sentirla stretta, trasferendosi con la famiglia a Bologna, città che conosceva già da tempo: qui nacquero nel 1925 Francesca e dopo molti anni, nel 1938, l'ultima figlia Paola.

Anche a Bologna il padre di Maria ottenne un impiego al telegrafo ma, durante la dittatura fascista, fu costretto ad abbandonare il ruolo di direttore per essere relegato in un piccolo ufficio con compiti di modesta importanza, in quanto non era iscritto al partito e non aveva la tessera del Fascio .

Il padre era un deciso antifascista, infatti ripeteva spesso «quel buffone ci porterà alla rovina», riferendosi a Mussolini.

Proprio per questo e dopo essere stato minacciato da un suo collega con il tirapugni, lasciò il proprio lavoro e partì come volontario per Fiume.

Fece questa scelta anche per poter sostenere le spese della malattia, pleuropolmonite ripetuta, che aveva colpito la figlia Francesca e per consentirle delle vacanze fuori città che la facessero star meglio: da Fiume tornò molto ammalato e morì nel 1942 alla giovane età di 54 anni.

La madre di Maria svolgeva l'attività di maestra che però aveva interrotto subito dopo le nozze.

A differenza del marito, la signora Pia era affascinata da Mussolini, lo considerava l'uomo della provvidenza, ma in realtà, come sostiene anche la figlia Francesca, non è che se ne intendesse poi tanto di politica.

Era una donna molto intelligente, una discreta poetessa, molto capace nell'educare i figli, ma completamente ignara di quello che avvenisse a livello politico.

Era una persona entusiasta, positiva, con una forza di carattere che consentì ai suoi quattro figli di affrontare diversi momenti di difficoltà.

Quindi, inizialmente, Maria e i fratelli non considerarono il fascismo come un pericolo: fu solo più tardi con lo scoppio della guerra e la frequentazione del liceo che tutti si accorsero che le cose stavano cambiando e che forse il padre, ormai defunto, aveva ragione riguardo a Mussolini.

Alcuni anni prima della morte del marito, la signora Pia fu costretta a tornare a lavorare perché la situazione economica familiare si era decisamente complicata.

Il lavoro del marito, dopo l'allontanamento dalla carica direttiva, era abbastanza dignitoso ma poco remunerato: quindi Pia, grazie al proprio diploma di maestra, trovò un impiego come segretaria per un gruppo di macellai.

Contribuirono anche le figlie Francesca, che aveva all'epoca quindici anni, impartendo lezioni private e Maria che da qualche tempo aveva cominciato ad insegnare.

Per quanto riguarda la formazione scolastica dei figli, Ippolito, Maria e Francesca frequentarono il Liceo classico "Minghetti" di Bologna: terminati gli studi liceali Ippolito si iscrisse alla Facoltà di Ingegneria dell'Università di Bologna e Maria a quella di Lettere, sempre nell'ateneo felsineo, laureandosi in storia medievale nel 1941: Francesca iniziò la stessa Facoltà della sorella, perché voleva seguire il professore di storia dell'arte Albino Longhi, ma a causa della guerra fu costretta a terminare gli studi a Roma.

Furono durante gli anni liceali di Francesca che si cominciò ad avvertire la pericolosità di Mussolini e del regime.

Anche la scuola era divisa su due posizioni: chi approvava il regime come la maestra di Francesca, innamorata di Carlo Savoia, o il professor Fantini, docente comune ai tre fratelli, il quale non si pronunciava mai in merito alla situazione storica e politica del momento, astenendosi dal trattarne.

Nel ginnasio poi Francesca ebbe un'insegnante ligia al dovere che commissionava come temi l'analisi di una frase del duce, affermando che un paese come l'Italia si meritava la vittoria e la gloria: ciò destava nel padre scalpore ed ira, ma nessuno poteva sottrarsi.

A Bologna, che vantava una grande tradizione antifascista, una parte dei professori del liceo erano contrari al regime, ma le restrizioni di quest'ultimo erano particolarmente visibili, ad incominciare dal problema delle adunate in divisa per continuare con l'obbligo di indossare il grembiule nero e la questione degli stessi libri di testo.

Proprio per questo antifascismo, l'istituto veniva molto sorvegliato: ad esempio il professor Francesco Arcangeli, manifestamente antifascista, venne rinchiuso in carcere ogni volta che un gerarca girava per la città.

Il fratello Ippolito, terminata l'università e con l'aiuto del docente con cui aveva discusso la tesi, riuscì ad ottenere un lavoro: nel momento in cui avrebbe dovuto iniziare questo impiego, venne chiamato alle armi e costretto a partire come militare, evento che provocò in lui un senso di disgusto e nausea.

Infatti Ippolito era un antimilitarista, quindi era contrario alla divisa e a tutte le funzioni premilitari.

Fortunatamente venne mandato a Fiumicino al collaudo apparecchi radio, poiché aveva discusso la sua tesi su un argomento del genere.

Grazie a questa sua esperienza Ippolito rimase sempre a Fiumicino, senza mai partire per il fronte, fino a quando non raggiunse tutta la famiglia a Madonna del Piano.

Maria invece, conclusi gli studi universitari, iniziò subito ad insegnare nella Bologna del 1942-43: la sorella Francesca di questo primo anno di insegnamento non ha molti ricordi e rammenta solamente che era molto amata dai suoi allievi e che svolgeva la sua attività con passione, anche se aveva l'impressione che tutto le andasse stretto.

E, in proposito, ha aggiunto:

"Beh a Maria tutto le stava stretto, perché Maria era una donna dalle molteplici attività e perché sentiva il bisogno di espandersi al di fuori anche delle strettoie del suo lavoro.

E infatti lei incominciò a Macerata subito, dato che non erano momenti particolari, perché era il mondo diviso in due, perché c'era Stalin da una parte e l'America dall'altra e quindi bisognava anche un po' scegliere in quell'epoca".


Consigli di lettura
Le donne della Costituente (Laterza, 2007) a cura di M.T. Morelli.


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